Estratto di barbabietola rossa e gli effetti sul corpo umano

16 set 2025

Articolo originale scritto dalla dott.ssa Alyssa Bianzano, Università di Heidelberg, aprile 2025

Estratto di barbabietola rossa e suoi effetti sull’organismo umano

1. Introduzione

La radice Beta vulgaris rubra ha attirato recentemente molta attenzione come alimento benefico per la salute. È nota per i suoi potenti effetti antiossidanti, antinfiammatori e protettivi a livello vascolare, chiaramente dimostrati da diversi studi in vitro e in vivo sull’uomo e sugli animali.

Soprattutto come approccio nutrizionale per contribuire alla gestione delle malattie cardiovascolari e del cancro, la sua popolarità è in aumento. Negli studi sull’uomo, l’integrazione con barbabietola rossa ha ridotto la pressione sanguigna, attenuato l’infiammazione, contrastato lo stress ossidativo, preservato la funzione endoteliale e ripristinato l’emodinamica cerebrovascolare. Inoltre, diversi studi hanno ormai dimostrato che l’integrazione con barbabietola rossa è efficace nel migliorare le prestazioni atletiche. (1)

In particolare, la riduzione dell’infiammazione potrebbe rappresentare una grande opportunità per ampliare l’uso della barbabietola rossa nei campi della prevenzione e della modulazione.

Questo articolo illustra i benefici della barbabietola rossa sulla salute dell’organismo umano e l’incredibile potenziale che potrebbe avere in diverse patologie causate da infiammazione cronica.

2. Chimica della barbabietola rossa 

2.1 Composti potenzialmente bioattivi

Gli effetti benefici della Beta vulg. sulla salute sono ampiamente attribuiti ai suoi composti bioattivi.

Soprattutto per il suo elevato contenuto di nitrati inorganici. Il nitrato di per sé non è considerato in grado di svolgere una funzione fisiologica specifica; gli effetti benefici sono piuttosto associati alla sua riduzione a ossido nitrico (NO). La riduzione a nitrito avviene dopo l’assorbimento e l’ingresso nel ciclo entero-salivare; si presume che il 25% del nitrato entri in questo ciclo. I batteri salivari riducono il nitrato salivare a nitrito. Tuttavia, il nitrito salivare viene riassorbito nella circolazione attraverso lo stomaco e lì metabolizzato in NO. (1)

La barbabietola è una delle poche verdure che contiene un gruppo di pigmenti altamente bioattivi, noti come betalaine. Numerosi studi hanno riportato un’elevata capacità antiossidante e antinfiammatoria in vitro e in modelli animali in vivo, suscitando interesse per un possibile impiego della barbabietola in patologie cliniche caratterizzate da stress ossidativo e infiammazione cronica (nelle IBD/IBS, nell’asma, nella sindrome da stanchezza cronica, nelle malattie epatiche, nell’artrite, nell’Alzheimer, nel Parkinson, nelle malattie cardiovascolari, nel diabete mellito e nella malattia renale cronica).

Le betalaine possono essere suddivise in betacianine, come betanina e isobetanina, e betaxantine, come vulgaxantina I e II e indicaxantina. (1)

Inoltre, nella Beta vulg. è presente una certa quantità di carotenoidi, acidi ascorbici e composti fenolici, come flavonoidi, acidi fenolici e ammidi fenoliche. (1)

2.2. Benefici delle betalaine

Le betalaine hanno mostrato nei modelli in vitro una significativa riduzione dell’espressione di molecole infiammatorie come la cicloossigenasi-2 (COX-2), la sintasi inducibile dell’ossido nitrico (iNOS) e le citochine infiammatorie IL-6 e IL-8. (7)

I modelli in vivo hanno mostrato una riduzione dell’apoptosi cerebrale nei soggetti sottoposti a una dieta ricca di grassi dopo quattro settimane di trattamento orale con indicaxantina. Questo effetto può essere spiegato dalla riduzione dell’espressione dei geni pro-apoptotici e dall’aumento di quella dei geni anti-apoptotici, dalla diminuzione della neuroinfiammazione attraverso la riduzione dell’espressione di geni e proteine proinfiammatori e dall’attenuazione dello stress ossidativo mediante la riduzione delle specie reattive dell’ossigeno (ROS) e delle specie reattive dell’azoto.

Nel complesso, le betalaina, in particolare la betanina e l’indicaxantina, esercitano potenti effetti antiossidanti e antinfiammatori, agendo su meccanismi chiave come la riduzione delle ROS, la soppressione delle citochine proinfiammatorie e la modulazione delle vie correlate all’apoptosi. (7)

2.3 Struttura chimica dei composti della barbabietola

La capacità antiradicalica della betanina è spiegata dalla sua struttura chimica, che contiene gruppi ossidrilici e insaturazioni nell’anello benzenico. La betanina previene il danno ossidativo alle proteine inibendo la nitrazione dell’amminoacido tirosina. (7)

3. Benefici per la salute

3.1 Antiossidante

È dimostrato che la barbabietola è un alimento funzionale con attività biologica antiossidante, grazie alla sua betalaina (betaina) e ad altri componenti fenolici. La capacità antiradicalica della betanina è spiegata dalla sua struttura chimica. (7)

Gli studi forniscono prove del fatto che la barbabietola è un’eccezionale fonte di antiossidanti, in grado di offrire una protezione significativa dei componenti cellulari dall’ossidazione in vitro e, cosa ancora più importante, anche in vivo. (1)

3.2 Antinfiammatorio

I dati di diversi studi dimostrano, mediante modelli in vivo, che il colorante ricco di betalaina, ottenuto dalla Beta vulgaris, riduce la produzione dei mediatori infiammatori TNF-a e IL-1ß. Le betalaina limitano inoltre gli effetti del lipopolisaccaride nei macrofagi derivati dal midollo osseo. L’LPS attiva NF-kB e aumenta i livelli di IL-1ß e TNF-a. (7)

In conclusione, le betalaina presenti nella barbabietola rossa, in particolare la betanina, possono attenuare l’infiammazione attraverso l’inibizione della via di segnalazione NF-kB e riducendo le ROS mediante l’attivazione della via del fattore nucleare eritroide 2 correlato (Nrf2)/elemento di risposta antiossidante (ARE). (8)

Pietrzkowski et al. hanno dimostrato nel loro studio che capsule orali ricche di betalaina, in un contesto terapeutico, riducono il dolore e l’infiammazione nei pazienti affetti da osteoartrosi. Dopo un periodo superiore a 10 giorni e un’integrazione giornaliera di almeno 35 mg due volte al giorno, i pazienti hanno mostrato livelli sierici inferiori di interleuchina-6 (IL-6), fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-a) e una marcata inibizione dell’attività di due chemochine: oncogene alfa regolato (GRO-alpha) e crescita delle cellule T normali regolata dall’attivazione (RANTES). (9)

La capacità antinfiammatoria della barbabietola sembra inoltre migliorare la vasodilatazione endotelio-dipendente e -indipendente dell’avambraccio nei pazienti affetti dalla sindrome di Raynaud. (11)

3.3 Microbioma intestinale

Calvani et al. hanno dimostrato che l’assunzione di succo di barbabietola rossa determinava una maggiore abbondanza di batteri con effetti benefici ben noti, tra cui Akkermansia, Oscillospira, Prevotella, Roseburia, Ruminococcaceae e Turicibacter, rispetto al placebo. Hanno inoltre riscontrato livelli significativamente più elevati di nicotinato fecale e trimetilammina. (6)

4. Trattamento potenziale

4.1 SINDROME DELL’INTESTINO IRRITABILE (IBS)

L’IBS è un disturbo funzionale dell’apparato gastrointestinale causato da un’alterazione delle vie intestino-cervello. 

I possibili meccanismi alla base della disfunzione intestino-cervello suggeriscono che, in alcuni sottogruppi, un’alterazione primaria dell’intestino possa rappresentare la causa sottostante. 

I meccanismi alla base che possono portare alla sindrome dell’intestino irritabile includono fattori genetici, alterazioni post-infettive, infezioni croniche e squilibri del microbiota intestinale. Lo squilibrio del microbioma intestinale porta spesso a un’infiammazione mucosale di basso grado, all’attivazione immunitaria e a un’alterata permeabilità intestinale. Le anomalie nel metabolismo della serotonina e le alterazioni della funzione cerebrale potrebbero essere fattori primari o secondari. (4)

Ulteriori evidenze implicano inoltre l’infiammazione intestinale, la risposta citochinica e il microbioma intestinale, che colpiscono dapprima l’intestino e successivamente provocano alterazioni cerebrali nei pazienti con IBS. (4)

Tuttavia, alcuni studi hanno anche dimostrato che fattori psicosociali come gli abusi infantili e il disturbo da stress post-traumatico sono associati allo sviluppo dell’IBS in età adulta. È noto che lo stress aumenta l’attivazione immunitaria attraverso le citochine proinfiammatorie e NF-kB. 

È inoltre noto che entrambi i fattori psicosociali promuovono un fenotipo proinfiammatorio sensibilizzando i sistemi del fattore di rilascio della corticotropina e disregolando l’asse HPA. Anche un asse HPA iperreattivo potrebbe contribuire all’ipersensibilità viscerale, comunemente osservata nei pazienti con IBS. (5)

L’ansia e i disturbi dell’umore sono inoltre fattori di rischio consolidati per lo sviluppo dell’IBS post-infettiva, con un rischio simile a quello associato a un episodio grave di gastroenterite infettiva. Ulteriori ricerche sui disturbi dell’umore hanno evidenziato la persistenza di infiammazione sistemica e neuroinfiammazione. 

Gli studi di risonanza magnetica funzionale condotti su pazienti con IBS hanno evidenziato una risposta aumentata agli stimoli viscerali, con una maggiore attivazione della corteccia cingolata anteriore, della corteccia prefrontale e del talamo in risposta alla distensione rettale. Queste risposte sembrano inoltre essere modulate dall’ansia e dalla depressione. (5)

Gli elevati livelli di interleuchina-6 (IL-6) e interleuchina-8 (IL-8), riscontrati nei pazienti con IBS, alterano il metabolismo del triptofano e compromettono il funzionamento serotoninergico (5-HT). Un funzionamento anomalo della 5-HT è associato ad alterazioni della motilità intestinale e a una maggiore sensibilità al dolore nocicettivo, sintomi comunemente osservati nei pazienti con IBS. (5)

Inoltre, i campioni fecali dei pazienti affetti da sindrome dell’intestino irritabile con diarrea hanno mostrato quantità maggiori delle citochine interleuchina 1β, interleuchina 10, TNFα e interleuchina 6. Anche la concentrazione di queste citochine sembrava associata alla frequenza e alla gravità del dolore. (5)

Osserviamo inoltre una sovrapposizione tra la sindrome dell’intestino irritabile, la colite ulcerosa e la malattia di Crohn, in cui è stato dimostrato che il trattamento con anti-TNFa migliora la funzione sensoriale viscerale e i bias di attribuzione positiva. Ciò costituisce un’ulteriore prova del fatto che i processi infiammatori intestinali influenzano l’elaborazione centrale delle informazioni. (5)

 

4.2 Disturbi della salute mentale

Osimo et al. hanno riscontrato livelli ematici significativamente elevati di CRP, IL-3, IL-6, IL-12, IL-18, sIL-2R e TNF-a nei pazienti affetti da depressione, con dimensioni dell’effetto medio-grandi. Questi risultati hanno superato le analisi di sensibilità relative ai fattori predittivi psichiatrici e dello stile di vita, all’influenza dell’asimmetria dei dati, all’influenza degli studi di bassa qualità e al bias di pubblicazione. (13)

Inoltre, Li et al. hanno identificato nella loro più recente revisione sistematica e meta-analisi una serie di diversi biomarcatori infiammatori e immunologici. Questi risultano significativamente diversi negli adolescenti depressi rispetto ai controlli sani. (16)

La CRP è uno dei marcatori infiammatori più studiati in campo medico. Livelli più elevati di CRP sono stati riscontrati costantemente in diversi studi sulla depressione, anche longitudinali.

Spesso precede l’insorgenza della malattia, suggerendo che l’infiammazione potrebbe esserne una causa anziché una semplice conseguenza.

A sostegno di questa ipotesi, un’analisi di randomizzazione mendeliana del campione della UK Biobank ha rilevato che IL-6 e CRP sono probabilmente legate causalmente alla depressione. 

Inoltre, è stato riscontrato che livelli periferici elevati di CRP correlano con il suo livello nel sistema nervoso centrale, con una forte correlazione tra la CRP plasmatica e quella nel liquido cerebrospinale. (13)

Il TNF-α è una delle principali citochine pro-infiammatorie.

È prodotta dalle cellule dendritiche e dai macrofagi, che durante un’infezione acuta producono IL-6 e IL-12. L’aumento di TNF-α, IL-6 e IL-12 negli episodi depressivi in corso chiarisce la natura sistemica dello stato infiammatorio, poiché mostra somiglianze con la reazione immunitaria a un’infezione attiva. (13)

Diversi studi su IL-6 e CRP/hsCRP hanno rilevato associazioni predittive tra i livelli dei marcatori e la risposta al trattamento. Gli studi hanno rilevato che i livelli basali erano associati a una migliore risposta a composti con caratteristiche antinfiammatorie note, come infliximab e ketamina.

Inoltre, anche i diversi sottotipi del disturbo depressivo maggiore mostrano differenze nei rispettivi profili infiammatori, come IL-6 e IL-1β nella depressione melanconica e la CRP nella depressione non melanconica. (14)

Gli studi hanno inoltre dimostrato che un’infiammazione maggiore nei bambini e negli adolescenti è associata a una maggiore probabilità di depressione in futuro. Le evidenze suggeriscono che le citochine infiammatorie nel cervello possano modificare la struttura e la funzione cerebrale alterando la neurotrasmissione, la funzione dell’ippocampo, dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e del sistema simpatico. 

Questi cambiamenti possono influenzare la cognizione e portare a sintomi depressivi. (15)

Questi risultati confermano che la depressione acuta è uno stato pro-infiammatorio e supportano l’ipotesi secondo cui l’aumento dei marcatori infiammatori nella depressione sia dovuto a uno spostamento verso destra della distribuzione dei marcatori immunitari. (13)

E mostrano un’associazione bidirezionale tra depressione e stati pro-infiammatori, rilevabile già nelle prime fasi della vita. (15)

5. Biodisponibilità 

Affinché un componente alimentare possa essere considerato benefico per la salute, deve essere biodisponibile in vivo.

Osserviamo un’elevata biodisponibilità del nitrato inorganico alimentare contenuto nella barbabietola rossa e sono stati riportati livelli di assorbimento prossimi al 100% dopo la digestione. (1)

Poiché la riduzione del nitrato a nitrito è mediata da specifici batteri salivari, sputare la saliva o utilizzare trattamenti antibatterici orali, come il collutorio, può ridurre la conversione da nitrato a nitrito. (1)

L’entità dell’assorbimento delle betalაინe è meno chiara. La misura in cui le betalაინe vengono metabolizzate e trasformate strutturalmente in metaboliti secondari deve ancora essere caratterizzata, ma dovrebbe essere presa in considerazione nell’esaminare la loro biodisponibilità. (1)

Gli studi suggeriscono che alcuni dei composti attivi della barbabietola rossa vadano persi o vengano degradati durante la cottura e la lavorazione. In linea concettuale, il trattamento termico, l’esposizione ad agenti batterici, l’acidificazione, le condizioni di conservazione e il trattamento in atmosfera modificata potrebbero influenzare la composizione fitochimica. (3)

Esistono diversi fattori che influenzano negativamente la stabilità delle betalაინe, tra cui temperatura elevata, luce, ossigeno, valori di pH estremi, ioni metallici e un’elevata attività dell’acqua. 

In particolare, la degradazione termica rappresenta una grande difficoltà nella lavorazione di prodotti a base di betalაინe. Le betacianine perdono stabilità al di sopra dei 60 °C, mentre le betaxantine lo fanno già al di sopra dei 40 °C. Durante la conservazione, i prodotti a base di betalაინe sembrano essere più stabili a temperatura ambiente.

In termini di pH, le betalაინe sono generalmente stabili nell’intervallo compreso tra 3 e 7. Le condizioni alcaline le influenzano negativamente.

La principale difficoltà nell’applicazione delle betalაინe nell’industria è la loro instabilità rispetto a questi fattori ambientali.

Le tecniche di incapsulamento e adsorbimento sono alternative promettenti per superare queste limitazioni e migliorare la stabilità dei composti bioattivi. (7)

I fattori che migliorano la stabilità delle betal eine includono l’acido ascorbico, l’acido isoascorbico e agenti chelanti come l’acido citrico e l’EDTA. Anche la ß-ciclodestrina e la glucosio ossidasi potrebbero essere efficaci, poiché assorbono l’acqua libera e rimuovono l’ossigeno disciolto. (12)

Anche i derivati della betanina prodotti possono influenzare fortemente le bioattività dei prodotti di B. vulgaris e possono essere utilizzati in diverse applicazioni alimentari, con nuove potenzialità benefiche per la salute e proprietà coloranti. (12)

Gli studi hanno evidenziato un tasso di assorbimento inferiore, dovuto a un trasporto epiteliale più ridotto, delle betal eine della barbabietola rossa rispetto a quelle provenienti da altre fonti, come il frutto del fico d’India. Un lavoro recente suggerisce che i tassi di assorbimento inferiori siano causati da differenze nella matrice alimentare. Ciò indica che la biodisponibilità della betanina potrebbe essere inferiore dopo il consumo di barbabietola rossa rispetto ad altre fonti di betanina. (3)

Sebbene le betal eine abbiano dimostrato efficacia biologica in vivo, in generale sembrano avere una biodisponibilità molto bassa, il che potrebbe influire sul loro potenziale terapeutico. È quindi essenziale considerare che le interazioni tra le sostanze che costituiscono la matrice naturale possono influenzare la biodisponibilità delle betal eine della barbabietola rossa. (7)

Uno studio in vitro condotto su cellule Caco-2 ha mostrato che l’indicaxantina e la betanina vengono assorbite attraverso l’epitelio intestinale, ma in modo diverso. Mentre l’indicaxantina segue una via che non dipende dai trasportatori di membrana, la betanina è limitata da questi ultimi, il che ne riduce l’assorbimento. L’assorbimento dell’indicaxantina è più efficiente e la sua biodisponibilità è maggiore. A differenza della betanina, l’assorbimento dell’indicaxantina non è stato influenzato dalla matrice alimentare. (7)

Uno studio condotto su volontari umani ha mostrato che le betal eine raggiungevano il picco nel plasma dopo la prima settimana di assunzione di succo di barbabietola fermentato e nelle urine dopo la seconda settimana di assunzione del succo. Ciò potrebbe suggerire che le betal eine siano soggette a una biotrasformazione sequenziale. (7)

Un altro studio ha osservato che un’ampia percentuale delle betacianine della barbabietola rossa è stata sottoposta a frammentazione, inclusi deglucosilazione e decarbossilazione, nel tratto gastrointestinale. Inoltre, sembra che diversi batteri intestinali siano coinvolti nella trasformazione intestinale, per cui potrebbe esserci un’enorme variabilità individuale. (7)

6. Conclusioni

Le evidenze in vivo e in vitro dimostrano che le betal eine possono ridurre l’infiammazione. Poiché agiscono efficacemente su diverse vie del processo infiammatorio, mostrano un potenziale nel trattamento di varie malattie associate a patofisiologie infiammatorie, come la sindrome dell’intestino irritabile.

In base ai dati raccolti, la barbabietola sembra essere un alimento benefico per la salute, con diversi effetti positivi. Sebbene i dati siano promettenti, sono ancora necessari ampi studi clinici per esaminare l’effetto della barbabietola rossa sulle malattie infiammatorie croniche, come la sindrome dell’intestino irritabile, l’artrite, ecc. Tuttavia, i dati raccolti indicano fortemente che l’integrazione con barbabietola rossa rappresenta un intervento dietetico economico, potente e naturale in ambito clinico.

Per quanto riguarda la biodisponibilità, sembra essenziale creare un prodotto incapsulato per l’integrazione, sottoposto a un processo produttivo attentamente monitorato, soprattutto in relazione al calore applicato durante la produzione. Inoltre, sembra molto importante valutare i fattori che potrebbero influenzare positivamente o negativamente l’assorbimento e cercare di escluderli o aggiungerli al processo di integrazione.

Se il prodotto viene preparato nel modo corretto, in condizioni rigorose, e somministrato al paziente in modo appropriato, ritengo che l’integrazione con betalaina in ambito clinico offra grandi possibilità. Potrebbe influenzare la medicina moderna in modo sostenibile, poiché consentirebbe di trattare la causa della malattia, non solo i sintomi, e anche di prevenirla in modo economico e con rischi estremamente ridotti.

La barbabietola rossa contiene anche FODMAP, che possono aumentare i sintomi in alcuni sottogruppi di persone affette da IBS, ma è discutibile se la quantità contenuta in un estratto di barbabietola rossa abbia un effetto sui sintomi dell’IBS. Tuttavia, potrebbe essere utile valutare il potenziale di co-integratori per facilitare la digestione e migliorare l’assorbimento dei composti bioattivi.

Inoltre, potrebbe esserci un potenziale nell’ambito della prevenzione dei disturbi della salute mentale o della riduzione dei sintomi.

Il motivo principale dell’elevato potenziale dell’integrazione con barbabietola è la mancanza di farmaci in grado di trattare efficacemente e prevenire le patologie infiammatorie croniche. Finora esistono poche o nessuna possibilità di trattare la causa o i meccanismi alla base di queste malattie. Di solito, la terapia si basa sulla riduzione dei sintomi in modo più o meno efficace.

Poiché l’incidenza dei disturbi della salute mentale e di altre patologie infiammatorie, come la sindrome dell’intestino irritabile (IBS), continua ad aumentare, suscitando un interesse sempre maggiore per un’alimentazione e una medicina sostenibili e naturali, questo sembra il momento perfetto per sviluppare soluzioni promettenti per le esigenze mediche di una determinata percentuale della popolazione.

I potenziali benefici dell’integrazione con barbabietola rossa nella salute e nelle patologie

7. Fonti

I potenziali benefici dell’integrazione con barbabietola rossa nella salute e nelle patologie, Clifford et al., Nutrients aprile 2015, doi: 10.3390/nu7042801

L’impatto della matrice dei prodotti a base di barbabietola rossa e della variabilità interindividuale sulla biodisponibilità delle betacianine nell’uomo, Wiczkowski et al., 

La biodisponibilità plasmatica dei nitrati e della betanina derivati da Beta vulgaris rubra nell’uomo, Clifford et al., Eur J Nutr. febbraio 2016, doi: 10.1007/s00394-016-1173-5

Fisiopatologia della sindrome dell’intestino irritabile, Holtmann et al., The Lancet, ottobre 2016, DOI: 10.1016/S2468-1253(16)30023-1

Il ruolo dell’infiammazione nella sindrome dell’intestino irritabile (IBS), Qin Xiang Ng et al., J Inflamm Resp., settembre 2018, doi: 10.2147/JIR.S174982

Il consumo di succo di barbabietola ha influenzato positivamente il microbiota intestinale e l’infiammazione, ma non ha migliorato gli esiti funzionali negli adulti affetti da long COVID: uno studio pilota controllato randomizzato, Calvani et al., Clinical Nutrition, dic. 2024

Betalaine: una revisione narrativa dei meccanismi farmacologici a sostegno del potenziale nutraceutico per i benefici sulla salute, Martinez et al., Foods, nov. 2024, https://doi.org/10.3390/foods13233909

Vescicole derivate dai mitocondri e profili infiammatori di adulti affetti da long COVID integrati con succo di barbabietola rossa: analisi secondaria di uno studio controllato randomizzato, Marzetti et al., Int J Mol Sci., gen. 2025, doi: 10.3390/ijms26031224

INFLUENZA DELL’ESTRATTO RICCO DI BETALAINA SULLA RIDUZIONE DEL DISAGIO ASSOCIATO ALL’OSTEOARTRITE, Pietrzkowski et al., 2007,  https://scholar.google.com/scholar_lookup?journal=New. Med.&title=Influence of betalin-rich extracts on reduction of discomfort associated with osteoarthritis&author=Z. Pietrzkowski&author=B. Nemzer&author=A. Spórna&author=P. Stalica&author=W. Tresher&volume=1&publication_year=2010&pages=12-17&

(10) Applicazione terapeutica delle betalaina: una revisione, Madadi et al., Plants, set. 2020, doi: 10.3390/plants9091219

(11) “Barbabietola” contro il freddo: l’integrazione con succo di barbabietola migliora il flusso sanguigno periferico, la funzione endoteliale e lo stato antinfiammatorio nelle persone affette dal fenomeno di Raynaud, Shepherd et al., J Appl Physiol., lug. 2019, doi: 10.1152/japplphysiol.00292.2019 

(12) Deidrogenazione delle betacianine in estratti riscaldati ricchi di betalaina di barbabietola rossa (Beta vulgaris L.), Sutor-´Swiezy et al., Int J Mol Sci., gen. 2022, doi: 10.3390/ijms23031245

(13) Marcatori infiammatori nella depressione: una meta-analisi delle differenze medie e della variabilità in 5.166 pazienti e 5.083 controlli, Osimo et al., lug. 2020, Brain Behav Immun., doi: 10.1016/j.bbi.2020.02.010

(14) Marcatori infiammatori e risposta al trattamento nella depressione resistente al trattamento: una revisione sistematica, Yang et al., ott. 2019, Journal of affective disorders, https://doi.org/10.1016/j.jad.2019.07.045

(15) Depressione e infiammazione tra bambini e adolescenti: una meta-analisi, Colasanto et al., dic. 2020, Journal of Affective Disorders, https://doi.org/10.1016/j.jad.2020.09.025

(16) Differenze tra depressione adolescenziale e controlli sani nei biomarcatori associati ai processi immunitari o infiammatori: una revisione sistematica e una meta-analisi, Li et al., feb. 2025, Psychatry Investig., doi: 10.30773/pi.2024.0295 

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